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	<title>Reno - Your Retail Partners</title>
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		<title>Salone 2011, tiene la formula dell&#8217;affiliazione</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche nei momenti di forte crisi economica i marchi del retail continuano a tessere le loro reti di negozi nel Bel Paese. Le criticità non mancano, come testimonia uno studio condotto da Cesit-Università di Napoli per Confimprese, ma non bloccano lo sviluppo. Gli stranieri trainano la kermesse milanese Le aspettative erano riposte nelle due giornate ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1644" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2012/01/Salone-11.jpg"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2012/01/Salone-11-150x150.jpg" alt="retail &amp; food dicembre 2011" title="Salone 11" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-1644" /></a><p class="wp-caption-text">retail &#038; food dicembre 2011</p></div>Anche nei momenti di forte crisi economica i marchi del retail continuano a tessere le loro reti di negozi nel Bel Paese. Le criticità non mancano, come testimonia uno studio condotto da Cesit-Università di Napoli per Confimprese, ma non bloccano lo sviluppo. Gli stranieri trainano la kermesse milanese  </p>
<p>Le aspettative erano riposte nelle due giornate centrali, sabato e domenica, ma già nella prima, venerdì, si è registrata una discreta affluenza. Specialmente di mattina. L’impressione tutto sommato positiva, tenendo conto del difficilissimo momento economico, è stata confermata da Fiera Milano il giorno dopo che si sono spenti i riflettori. Il Salone Franchising Milano, aperto dal 4 al 7 novembre scorso, ha replicato i numeri del 2010 con circa 13mila visitatori. L’evento organizzato da Rds è stato contraddistinto da una forte presenza di operatori internazionali, che hanno rappresentato nove paesi. Soddisfazione è stata espressa da Antonio Fossati, presidente di Rds: «In un momento particolarmente incerto per l’economia, il Salone si è rivelato un punto di incontro importante, che ha messo in vetrina l’Italia vera, che vuole svilupparsi attraverso la sua creatività. L&#8217;auto impiego è il maggior ambito di sviluppo per chi cerca lavoro e il Salone si è messo al servizio di questa esigenza, offrendo ai potenziali imprenditori oltre 170 marchi che hanno un piano di apertura in media tra i 10 e i 20 punti vendita nel prossimo anno». Aspettando il consuntivo del 2011, e stando quindi ai dati di quello precedente forniti da Assofranchising, il trend emerso in fiera si allinea alla leggera crescita che il settore ha saputo dimostrare anche nel 2010. Il franchising italiano, infatti, ha chiuso gli scorsi 12 mesi con un giro d’affari di circa 22 miliardi di euro, superiore dell’1,8% al 2009. Da Assofranchising arriva però anche una dura presa di posizione contro l’organizzazione del Salone. Intervistato a margine dell’evento, il direttore generale Italo Bussoli l’ha bocciata senza appello: «Non ci siamo, marchi modesti, troppa presenza di aziende che con il franchising non c’entrano, costi troppo elevati e recruiting quasi inesistente». Contemporaneamente Assofranchising punta molto sul progetto Web Franchising Expo, promosso durante la rassegna. </p>
<p><strong>La Ricerca </strong><br />
Ai dati quantitativi di presenza nel padiglione 2 di Fieramilanocity si aggiungono quelli qualitativi forniti, in occasione della conferenza “Il franchising in Italia. Opportunità e vincoli del mercato italiano per gli operatori internazionali”, da uno studio condotto per Confimprese da Cesit-Università Federico II di Napoli. Tra le premesse: la forza dell’Italia all’interno del contesto europeo. Nel 2010 sono state censite in Italia 883 insegne con una rete di 54mila punti vendita e oltre 186mila addetti occupati. Questi numeri confermano il nostro comparto al quarto posto in Europa, dopo Francia, Germania e Spagna (fonte Assofranchising). «La ricerca evidenzia che il tessuto imprenditoriale italiano – spiega Marcello Martinez, Ordinario di organizzazione aziendale di Cesit- Università di Napoli – si mostra particolarmente adeguato allo sviluppo di reti di franchising, considerata anche la disponibilità di risorse finanziarie derivanti da risparmi familiari. Allo stesso tempo, però, sotto molti aspetti la piccola imprenditorialità italiana non è pronta a recepire tout court un modello di business strutturato, per quanto questo sia stato già collaudato anche in altri Paesi. L’imprenditore potenziale affiliato deve essere seguito in un percorso formativo e informativo, anche di base, che gli consenta non solo di conoscere appieno le specificità del contratto di franchising, ma anche di apprendere lingue, tecnicalità e l’uso di sistemi organizzativi indispensabili per una corretta gestione del modello cui ci si affilia». Altro tema emerso è la differenza territoriale, addirittura tra città e città, che contraddistingue il nostro Paese. A fronte di questo il modello non si replica in auto matico ma si rende necessaria da parte del franchisor un’attenta conoscenza del mercato locale. Last but not least: i franchisor stranieri lamentano che sia il sistema creditizio sia quello di incentivi per l’imprenditorialità non sono per motivi diversi ancora adeguati alle esigenze del franchising, ma non reputano che questo sia una discriminante rispetto alla decisione di svilupparsi in Italia.  </p>
<p>1) <strong>Pierpaolo Medini</strong>, retail manager di <strong>CycleBand </strong><br />
<em>Abbiamo circa 50 negozi tra Italia ed estero. Quelli di proprietà sono una quindicina mentre gli altri sono in affiliazione, distribuiti nei centri commerciali e nei centri urbani. Il 2011 ha visto 12 nuove unità e l&#8217;andamento comparabile è cresciuto del 10 per cento. Ottime le performance specialmente nel centro-sud della Penisola. L&#8217;obiettivo per il 2012 è di aprire circa 30 shop in Italia. Il nostro format prevede un minimo di 80 mq più magazzino, ma non sono esclusi punti vendita più piccoli. Per un nostro negozio di 100 mq sono necessari circa 40mila euro di investimento iniziale. La merce è in conto vendita. Questa è la quarta partecipazione di CycleBand alla fiera, che ci porta in media all’anno dalle tre alle cinque aperture: un successo.<br />
</em><br />
2) <strong>Massimo Pennacchioli</strong>, amministratore unico di <strong>È arrivato Paolino</strong><br />
<em>Abbiamo 60 locali in Italia, di cui 54 in affiliazione. La nostra rete si estende lungo tutta la Penisola, anche se è più concentrata al Nord. Nel primo semestre il nostro fatturato è cresciuto del 4% e le previsioni per la fine dell’anno si attestano al +6,5% circa. Le aperture finora nel 2011 sono state quattro, alle quali se ne aggiunge un’altra entro dicembre. Operiamo soprattutto nei centri commerciali. Aprire un nostro negozio costa dai 150mila euro in su e i tempi di recupero sull&#8217;investimento sono di tre o quattro anni. Il nostro format tradizionale, rosticceria, si estende su 70 metri quadrati. In quello con pizzeria e bar saliamo a 130-160 metri quadrati. Ovviamente i prezzi aumentano se salgono le metrature. </em></p>
<p>3) <strong>Cinzia Camozzi</strong>, direttore Italia di marchio <strong>Z </strong>(Gruppo Zannier)<br />
 <em>In Italia i negozi Z sono circa 200, di cui 35 quelli in affiliazione. Per il 2012 sono previsti 15 shop di proprietà e 10 in franchising. Vogliamo sviluppare nei centri commerciali, nei centri storici e stiamo approcciando i retail park. L&#8217;andamento di quest&#8217;anno è stato positivo sino a luglio, poi c’è stato un calo ad agosto seguito da una ripresa. L’anno scorso abbiamo registrato un +8%, quest&#8217;anno andremo in pari e crediamo sia un ottimo risultato. Il nostro format si estende su un minimo di 90 mq netti. Il costo dell&#8217;arredo al mq è di 440 euro. A seconda dello stato del locale si arriva ai 700 euro al mq, per cui per uno shop di 100 mq sono necessari 60-70mila euro. Occorrono circa tre anni per rientrare dall&#8217;investimento. </em></p>
<p>4) <strong>Sofia Fabian</strong>, responsabile sviluppo di <strong>7Camicie </strong><br />
<em>I nostri negozi sono più di 300, in Italia sono meno di cento. Ne stiamo aprendo tantissimi in questo periodo, in maggior parte in affiliazione. Gli shop diretti sono 19. Sviluppiamo in centri commerciali, strade principali e centri cittadini. Nel 2011 gli opening ad oggi sono stati 98 in tutto il mondo, un terzo della rete è stato realizzato praticamente quest’anno. L’andamento di fatturato è positivo. Il format ideale è di 30 mq, ma può variare dai 25 ai 50. L’investimento per un negozio di 30 mq si aggira sui 60-65 mila euro e può essere sufficiente un anno e mezzo per recuperarlo. Il segreto di 7Camicie sta nello sfruttare al massimo gli spazi, ciò rende possibile un’alta redditività al metro quadrato. L’importante è il posizionamento del punto vendita. </em></p>
<p>5)<strong> Giovanni Violante</strong>, responsabile sviluppo franchising di <strong>Gruppo Sebeto</strong><br />
<em>Nel mondo contiamo 120 punti vendita, di cui una ventina a gestione diretta e il resto o in affiliazione o in affitto di ramo d’azienda da parte dei nostri affiliati. Sviluppiamo nei centri storici e nei centri commerciali con entrambi i marchi, Rossopomodoro e Rossosapore, a patto che, per Rossopomodoro nello specifico, lo shopping center offra attrattiva serale. Per Rossosapore la metratura varia dai 60 ai 70 mq mentre per Rossopomodoro dai 350 ai 400. L’investimento è rispettivamente di 100mila e 450-500mila euro. Il tempo di ritorno sull’investimento è di 3 anni circa per entrambi i marchi. Quest’anno abbiamo fatto 34 aperture in Italia, per il prossimo ne prevediamo 30-35. Questa è la nostra prima partecipazione alla fiera. </em></p>
<p>6) <strong>Mario Pierro</strong>, direttore commerciale di <strong>Camomilla Italia</strong><br />
<em>La rete vanta 180 monomarca in Italia, 120 in franchising e 60 diretti. Continuiamo a crescere con entrambe le formule. La presenza maggiore è nel centro-sud, in particolare in Campania, Sicilia e Puglia. A nord siamo soprattutto in Piemonte, Veneto e Lombardia. Recentemente abbiamo aperto in tanti centri commerciali, un esempio è a Mapello (Bg). Il travel retail resta un punto focale. L’anno scorso il fatturato si è attestato sui 55 milioni di euro, quest’anno contiamo di crescere del 7-8 per cento. Chiuderemo il 2011 con 40 aperture e puntiamo a fare altrettanto nel 2012. Il nostro format prevede un range dai 100 ai 150 metri quadrati. Tra i costi iniziali: sono necessari 300-350 euro al mq per la parte di arredo.</em></p>
<p> 7) <strong>Federico Braschi</strong>, direttore artistico di <strong>Libre </strong><br />
<em>Per il nostro sviluppo privilegiamo i centri commerciali. Al momento i punti vendita sono due, entrambi diretti, e quelli di prossima apertura sono quattro o cinque. Il primo negozio ha aperto in provincia di Verona e il secondo a Portogruaro. Entro la fine dell’anno vorremmo inaugurarne una decina. Ora partiamo anche con il franchising. Cerchiamo le location giuste, che devono essere di grande passaggio o inserite in bacini da 50/60mila persone in su. Il nostro format standard è di 50 mq, con un investimento complessivo medio di 80mila euro. La formula è praticamente chiavi in mano. Sono escluse soltanto le opere murarie. È molto buono lo scontrino medio, ben superiore ai 10 euro, intorno ai 13-14 euro. La qualità dei nostri prodotti è alta. </em></p>
<p>8) <strong>Dario Villa</strong>, general manager di <strong>Diffusione Italiana Preziosi S.p.A. (Bluespirit)</strong><br />
<em>Bluespirit conta 200 negozi di cui 110 diretti e 90 in affiliazione. Il 2011 si sta rivelando strepitoso e pensiamo di chiuderlo con un miglioramento del 25% sul 2010, leggermente sopra al trend del primo semestre. Con le quattro aperture prima di Natale, di cui tre in franchising, raggiungeremo quota 20 nuove gioiellerie nel 2011. Per il 2012 puntiamo a 30. I nostri franchisee preferiscono aprire nei centri città mentre i nuovi negozi diretti si trovano prevalentemente nei centri commerciali. Gli shop in affiliazione vanno da 30 a 60 mq con un investimento da 60.000 a 100.000 euro. Tra i servizi offriamo consulenza sull&#8217;individuazione della location, progettazione del lay out, consulenza commerciale, ritiro oro usato e formazione.  </em></p>
<p>retail &#038; food Dicembre 2011</p>
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		<title>Camicie alla pari</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:46:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Camicie alla pari Raggiungono il pareggio le vendite di camicie e cravatte nei negozi indipendenti e nelle catene, e sono queste ad avere la migliore salute. Nei mall si contano 380 monomarca, guidati da Naracamicie, mentre gli outlet e gli aeroporti vedono Camicissima in prima fila. Camicissima, 7 Camicie, Naracamicie, Ingram, Invidia Uomo, ma anche ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1639" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2012/01/Camicie-1.jpg"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2012/01/Camicie-1-150x150.jpg" alt="retail &amp; food dicembre 2011" title="Camicie 1" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-1639" /></a><p class="wp-caption-text">retail &#038; food dicembre 2011</p></div><strong>Camicie alla pari</strong></p>
<p>Raggiungono il pareggio le vendite di camicie e cravatte nei negozi indipendenti e nelle catene, e sono queste ad avere la migliore salute. Nei mall si contano 380 monomarca, guidati da Naracamicie, mentre gli outlet e gli aeroporti vedono Camicissima in prima fila. </p>
<p>Camicissima, 7 Camicie, Naracamicie, Ingram, Invidia Uomo, ma anche Belmonte, Provenzale, La Camiceria Italia e molti altri. Le catene di abbigliamento dedicate alle camicie, prevalentemente maschili ma ultimamente anche femminili, sono un fenomeno sempre più diffuso nelle high street delle città italiane, così come nei centri commerciali, negli outlet e negli aeroporti.<br />
Alcuni dati di bilancio delle principali insegne danno l’idea di questa diffusione: 7 Camicie, 91 negozi in franchising aperti in Italia nel 2010; Camicissima, 12 nuovi negozi diretti; Naracamicie arrivata a 450 punti vendita, di cui 300 in Italia.<br />
Non solo: sommando il fatturato delle cinque grandi insegne esaminate, si vede come la crescita sia stata in media del 14%, grazie proprio alle nuove aperture. L’utile medio, invece, è salito lo scorso anno del 5,8 per cento.<br />
Ma ovviamente la situazione del mercato delle camicie e cravatte non può che rispecchiare il difficile momento dei consumi interni. Così, dai dati di <strong>Sita Ricerca</strong> emerge come nel primo semestre 2011 i consumi siano calati dello 0,3% (si considerano solo le camicie maschili e le cravatte), i prezzi siano scesi di ben 2 punti percentuali e il fatturato si sia quindi posizionato a quota 545 milioni di euro. Secondo il <strong>Sistema Moda Italia</strong>, dopo un anno 2009 in leggera ripresa, nell’Autunno/Inverno 2010-2011 la camiceria maschile ha sperimentato una nuova forte flessione, particolarmente nel segmento classico, evidenziando un calo complessivo del -6,3 per cento. Anche a livello annuo il calo è stato marcato (-3,6%). Per la camiceria casual/sportswear, (che rappresenta il 38% delle vendite) in A/I la negatività è risultata più contenuta, attestandosi al -1,4 per cento.<br />
Come in altri settori, spiega una nota dello Smi, nel 2010 il dettaglio indipendente ha accusato un forte ridimensionamento, culminato con il “crollo” dell’A/I (-17,7% in volumi di venduto e -23,6% in termini di fatturato); la quota è passata dal 41% della scorsa A/I al 33,3% dell’attuale stagione. Le insegne monomarca hanno fortemente incrementato il sell-out in volume (+17,8%) e la crescita del fatturato ha fatto salire la loro quota al 28%. Per gli altri canali vi è stata una vera e propria debacle, soprattutto per iper, ambulanti ed altri canali minori.<br />
Alla fine del primo semestre 2011 le catene e gli indipendenti, secondo Sita Ricerca, pesano per il 36,9% dei consumi degli italiani, mentre a seguire si trovano la Grande distribuzione (13,2%), gli ambulanti (4,7%) e gli altri canali (8,7%). Uno degli sbocchi preferiti delle catene è, come sempre, quello dei centri commerciali. </p>
<p><strong>Mall: Nara davanti a tutti</strong><br />
In questo canale il database della società di consulenza <strong>Reno </strong>conta un totale 384 punti vendita, dove la presenza di catene è schiacciante: 326 punti vendita e una percentuale che supera l’80 per cento.<br />
«Una caratteristica distintiva di questo settore, evidenziata dall’analisi dei dati – spiega la società – è la forte presenza di catene di medie e grandi dimensioni e la quasi totale assenza di catene di piccole: si contano 10 insegne nazionali e poche a carattere regionale o interregionale».<br />
La strategia di espansione «in genere predilige centri commerciali di rating B – continuano da <strong>Reno </strong>-: tale scelta è dovuta almeno in parte alla maggioranza di strutture appartenenti a questo rating». Nel dettaglio troviamo 44 punti vendita in strutture di rating B, 1010 BB, 104 BBB, 52 A, 36 AA, 31 AAA e 33 punti vendita in outlet.<br />
Fra queste leader di mercato è <strong>Naracamicie </strong>che conta un totale di 103 store in strutture commerciali di cui 92 in shopping center di rating B/BB/BBB, che dimostra come l’insegna sembri cucita su misura per un target di riferimento medio/alto.<br />
Follower sono: <strong>Belmonte </strong>insegna con una spiccata presenza nei centri commerciali, 51 punti vendita su 70 sono infatti stati aperti in queste strutture, soprattutto di rating B: 24 BBB, 10 BB, 3 B; <strong>Provenzale</strong>, catena che conta 33 punti vendita diffusi prevalentemente al Centro-Sud, con Campania e Sicilia a guidare (5 a testa). La presenza di questo marchio è abbastanza equilibrata nelle altre regioni, dove troviamo in media tre punti vendita.<br />
A seguire, <strong>Camicissima </strong>vanta un centinaio di punti vendita totali e segue le precedenti insegne con 29 negozi in centro commerciale. Questa insegna ha due caratteristiche peculiari: in primo luogo ha una forte presenza anche negli outlet (9), in secondo luogo ha una percentuale di punti vendita più alta in strutture di rating A (in totale 16, con 7 AAA) piuttosto che B (12, di cui 9 BBB).<br />
Con più di 20 punti vendita nei centri commerciali italiani e quasi a pari merito con la precedente, troviamo poi <strong>7 Camicie</strong>: possiamo definire questa insegna Lazio-centrica, anche se ha numerose presenze anche in Veneto. Equilibrata, 10 contro 10, la presenza nei centri commerciali con rating diversi.<br />
Fra i brand con un discreto numero di punti vendita l’ultimo, in termini di numerica, è <strong>And</strong>, che ne ha aperti 25 in centro commerciale e 2 in outlet. Ha una buona presenza al Centro-Sud e in particolare in Sicilia (5) come in Lombardia (5). Anche per And i centri commerciali italiani più interessanti sono quelli di rating B, come si deduce dai soli 3 punti vendita su 25 aperti in strutture di rating AA. L’insegna conta circa 200 monomarca tra Italia ed estero, ad oggi quindi il centro commerciale sembra dunque un canale minoritario.<br />
Fra le realtà minori, ma che coprono comunque l’home market, <strong>Caporiccio </strong>conta 16 punti vendita diffusi in tutto lo Stivale e in strutture di ogni rating. <strong>Duets</strong>, con 14 punti vendita, è presente quasi solo in centri di rating B-BB-BBB tranne un A con distribuzione sul territorio a macchia di leopardo. Infine, <strong>Lord Nelson Morris</strong> ha 8 punti vendita in piccoli centri commerciali di Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Marche.<br />
Fra queste si trovano: <strong>Invidia Uomo</strong>, brand in via di rapido sviluppo con 20 negozi in Lombardia e gli altri sei in regioni centrosettentrionali; <strong>Lorenzi</strong>, marchio quasi prettamente lombardo, presente in centri di piccole dimensioni; <strong>Daddy &#038; Son</strong>, sviluppato quasi solo in Sicilia ad eccezione di tre negozi su un totale di dieci, e <strong>Spadafora</strong>, insegna con una forte presenza in Piemonte e Lombardia diffusa in strutture commerciali di rating medio. Infine è da segnalare il format di sole cravatte <strong>Andrew’s Ties</strong>, che nel canale dei centri commerciali ha due dei suoi 24 punti vendita, nel Carosello di Carugate (Mi) e nel Centro Commerciale Brianza di Paderno Dugnano (Mi).</p>
<p><div id="attachment_1640" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2012/01/Camicie-2.jpg"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2012/01/Camicie-2-150x150.jpg" alt="retail &amp; food 2011" title="Camicie 2" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-1640" /></a><p class="wp-caption-text">retail &#038; food 2011</p></div><strong>Quelli degli outlet</strong><br />
Nel complesso il canale degli outlet sembra non essere di primario interesse per questa categoria merceologica: tolte alcune eccezioni quali <strong>Desiree</strong>, che sviluppa solo outlet e conta 6 negozi, <strong>Camicissima </strong>che ne annovera 9 e <strong>Caporiccio </strong>che ne ha 5 su 16 punti vendita totali.<br />
Le altre insegne di una certa rilevanza nazionale sono presenti con uno o due punti vendita al massimo (And, Nara Camicie e Provenzale).<br />
Nel canale vale la pena di citare anche <strong>7 Camicie</strong>, che ha quattro punti vendita, di cui due sotto il doppio marchio David Saddler/7Camicie (nei foc McArthurGlen di Castel Romano e Marcianise), con posizionamento superiore.<br />
Negli villaggi dai prezzi scontati si trovano, come di consueto, dei negozi diretti di produttori che non sono negli altri canali. È il caso, per esempio, di <strong>Colonna </strong>(Fashion District Valmontone e Mantova, Palmanova Outlet Village e Vicolungo Outlets). Molto presenti nel canale sono <strong>Brooks Brothers</strong> (Sicilia Fashion Village, Fidenza Village e i foc di McArthur di Marcianise, Noventa di Piave e Serravalle) e <strong>Brooksfield </strong>(in tutti e cinque i villaggi commerciali di McArthurGlen).<br />
Vale la pena di nominare anche dei marchi specializzati in abbigliamento maschile, dove le camicie, se non preponderanti, hanno un ruolo comunque rilevante: è il caso tra gli altri di Gutteridge, Tailor Club e Ugo Colella, che si ritrovano in diversi outlet.<br />
<strong><br />
Il travel</strong><br />
Da una rilevazione di retail &#038; food  sui principali siti degli scali italiani, è possibile anche fare il punto sul canale aeroportuale. Tanti scali medio-piccoli non annoverano negozi di questo tipo, che risultano appannaggio di terminal più estesi. In totale se ne sono rilevati 18, più quattro specializzati in cravatte, in 11 scali. Ancora una volta è <strong>Camicissima </strong>l’insegna più presente, che per incrementare la propria visibilità si è insediata in 6 aeroporti: Milano Malpensa T1 e T2, Linate, Firenze, Fiumicino e Verona. A seguirla è un marchio più piccolo, <strong>Ingram</strong>, con 4 punti vendita (Bologna, Milano Malpensa e Linate, Torino). Anche <strong>Brooks Brothers</strong>, brand dal prezzo medio elevato, punta su questo canale, avendo inaugurato di recente a Milano Linate, Milano Malpensa e Venezia.<br />
Altri scali hanno invece dimostrato di voler dare spazio non a nomi noti a livello internazionale, ma a soggetti locali di eccellenza. L’aeroporto di Pisa, per esempio, ha al suo interno i marchi <strong>Poggianti 1958</strong> e <strong>Ateseta</strong>, mentre a Venezia, oltre a Brooks Brothers, c’è la camiceria Vittorio. Sempre nello scalo lagunare c’è <strong>Raggi di Seta</strong>, specializzato invece in cravatte.<br />
Aeroporto fa infatti anche rima con cravatte: il protagonista è <strong>Tie Rack</strong>, attualmente ospitato a Malpensa e in ben tre punti di Roma Fiumicino. I grandi marchi nazionali, spesso espressione di eccellenze locali, però, a parte a Venezia non si vedono proprio. </p>
<p><strong><br />
Ai raggi X</strong><br />
<strong><br />
Camicissima</strong><br />
Bilancio 2010: chiuso con fatturato in aumento di quasi il 10 per cento (16,6% i negozi a gestione diretta, “sostanzialmente in linea con il 2009” il dato a parità di negozi). Utile praticamente azzerato, perché non ci sono stati i proventi finanziari e straordinari del 2009. Il Mol è in crescita e il suo rapporto sul fatturato sale dal 10,3 all’11,6 per cento.<br />
Da segnalare: nel 2010 sono stati aperti 12 negozi, portando i punti vendita diretti in Italia a 99, dove è nella maggior parte delle regioni. Addio al franchising: dal 31 dicembre 2010 sono gestiti direttamente tutti gli shop. L’andamento delle vendite è stato superiore al Nord e Centro e meno brillante al Sud e Isole. Dal 2009 è partita la linea Donna.<br />
Nel 2010 chiusi sei negozi che non corrispondevano ai parametri aziendali (1 nel 2009). All’estero, due shop aperti nel 2010 negli Usa: uno nel New Jersey, in uno shopping center, e l’altro in Times Square, NYC. Firmati contratti di master franchising per Egitto, Libano, Grecia, Polonia, Giordania e Siria; a fine 2010 i negozi operativi erano 5.<br />
<strong><br />
7 Camicie</strong><br />
Bilancio 2010: in un anno cambia molto, a partire dal fatturato, su del 77%, e del costo del personale cresciuto del 700% e rotti per cento. Ancora più alti i debiti verso banche (da 72mila a 6 milioni di euro), mentre si dimezzano quelli verso i fornitori (da 11,5 a 5 milioni). Il mol in rapporto al bilancio è abbastanza stabile, passa dal 5,4% al 4,5% nel 2010. A conti fatti, l’utile è più che raddoppiato, da 232mila a 652mila euro.<br />
Da notare: il bilancio non spiega il perché di queste variazioni. Unico commento: l’aumento dei ricavi e attribuibile prevalentemente ad un incremento notevole di aperture di negozi in franchising, che sono state 91 in un anno. Si sono fatti investimenti per fiere, sempre rivolte al franchising che hanno portato diverse affiliazioni. Il personale in forza della societa e stato di media di 81 unita.<br />
La società Grandi Progetti opera da tempo con i marchi 7Camicie e David Saddler.</p>
<p><strong>Ingram</strong><br />
Bilancio 2010: Fatturato in lieve salita (+2,8%) ma situazione complessiva poco florida, con il risultato di esercizio in perdita per 80mila euro, comunque meglio del 2009 (-143mila). Il margine operativo lordo si dimezza, da 2 a 1,3 milioni, pari al 2,5% del fatturato. Il Roe è del -0,1 per cento. Nel bilancio si dà conto dell’aumento delle materie prime (la società è soprattutto produttrice, oltre che di retail), ma si aggiunge che il costo dei servizi e del lavoro si è ridotto. Nel 2011 la previsione è di un aumento dei ricavi e riduzione dei costi, con prezzo delle materie prime costante.<br />
Da notare: sul fronte commerciale nel 2010 è proseguita l’operazione di sviluppo di negozi monomarca. Sono stati aperti negozi a Tirana e Sondrio. Altre trattative sono in corso per il 2011. </p>
<p><strong>Invidia Uomo</strong><br />
Bilancio 2010: Numeri più bassi rispetto ai concorrenti, ma 2010 positivo per i ricavi, saliti del 13 per cento, a quota 8 milioni di euro. L’utile è di 25mila euro, d’altra parte è di soli 165mila euro la differenza tra valore e costi della produzione. Più alto il Mol, a quota 539mila euro, il 7% del fatturato.<br />
Da notare: La società nel 2010 ha effettuato investimenti per l’apertura di nuovi punti vendita cercando di consolidare la presenza nel nord Italia e di espandere la presenza verso altre aree geografiche sia in Italia che all’estero. Allo scopo la società ha operato su due fronti: proseguendo all’apertura di punti vendita direttamente gestiti (aperture in Italia e Olanda, in questo caso tramite una controllata) e sviluppando un nuovo programma di franchising. Su questo fronte si segnala l’apertura di vari negozi ad insegna “InvidiaUomo” sia in Italia che all’estero, con particolare espansione verso l’Est-Europa. La società è in espansione e conta su oltre 30 punti vendita (dato 2010), di proprietà ed in franchising, in Italia e all’estero.</p>
<p><strong>La Camiceria Italiana </strong><br />
Bilancio 2009: bilancio fermo al 2009, di per sé non un gran segnale. Nell’ultimo anno disponibile, il fatturato crolla da 1,8 a 1,1 milioni di euro, e il costo del personale da 357mila a 221mila. Rimane un piccolo utile, di 10mila euro. Nessun commento sulla gestione si trova a bilancio. </p>
<p><strong>Nara Camicie</strong><br />
La società a livello centrale non ha fornito la partita iva per trovare il bilancio. La ricerca con parole chiave ha evidenziato la presenza solo di distributori locali. A domanda di chiarimenti, la società non ha risposto. </p>
<p>retail&#038;food dicembre 2011</p>
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		<title>Borse e valigie, partire è facile (fare risultati meno)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consumi interni +0,1%, esportazioni +28 per cento. Se c’è un comparto che è specchio dell’industria italiana è la pelletteria. Dove però c’è chi ha scommesso, vincendo, sul mercato interno. Lo si è capito dai discorsi di tutti gli operatori della pelletteria e valigeria che erano presenti alla fiera Tfwa di Cannes e se ne è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consumi interni +0,1%, esportazioni +28 per cento. Se c’è un comparto che è specchio dell’industria italiana è la pelletteria. Dove però c’è chi ha scommesso, vincendo, sul mercato interno.</p>
<p><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/12/Articolo-Pelletteria-12.jpg"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2011/12/Articolo-Pelletteria-12.jpg" alt="" title="Articolo Pelletteria" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-1630" /></a>Lo si è capito dai discorsi di tutti gli operatori della pelletteria e valigeria che erano presenti alla fiera Tfwa di Cannes e se ne è avuta una chiara conferma dai dati sul primo semestre della pelletteria italiana distribuiti dall’associazione dei produttori Aimpes in occasione della fiera Mipel: il 2011 è un anno positivo per il comparto, ma solo per l’effetto traino dell’export. La ripresa del settore, secondo la nota dell’Aimpes, è innescata dalle griffes, sospinte a loro volta dalla domanda trainante dei mercati emergenti, tra i quali la Cina sta giocando un ruolo sempre più importante. Spunti molto positivi ci sono per l’alta gamma griffata e per i brand meno noti che operano nelle nicchie del lusso accessibile. È quindi stato un anno buono anche per l’indotto, soprattutto per quello toscano.<br />
Ma è una crescita a due velocità, che nasconde un risvolto della medaglia ben poco entusiasmante: fuori dalle imprese dinamiche e competitive della fascia alta, ci sono quelle con offerta “unbranding”o con una debole connotazione di immagine. Per loro la sofferenza è quasi scontata, perché si innesta una competizione diretta con i prodotti di importazione. Qualche selezionato numero rende l’idea: l’export sale del 28% tra gennaio e maggio, per un valore finale di 1,6 miliardi di euro. Il prezzo medio è salito del 21%, segno che a essere esportati sono sempre più prodotti di moda. Tra i prodotti destinati all’estero corrono le borse da donna (+31% in valore e +11% in volume) e la piccola pelletteria (+29%, +21% in volume). Bene anche le cartelle da lavoro e gli articoli da viaggio in generale. A dare fiato ai nostri produttori sono: Stati Uniti, Giappone, Russia, e soprattutto Cina (+78%), Hong Kong, Singapore, Corea del Sud ed Emirati Arabi. Il paese che presenterà le maggiori opportunità nei prossimi anni è sempre la Cina.<br />
Passiamo alle dolenti note: la spesa delle famiglie italiane da gennaio e giugno è incrementata di un modesto +1,2%, pari a 800 milioni di euro, dovuto soprattutto al leggero aumento di prezzo, perché i volumi sono rimasti al palo: +0,1 per cento. Nel complesso, spiega l’Aimpes, vanno benino le borse da donna, mentre sono dolori per borsoni da viaggio, cinture e piccola pelletteria, a eccezione dei portafogli. Per alcuni segmenti produttivi come la valigeria e le cartelle da lavoro, l’aumento delle importazioni ha determinato una flessione della spesa e dei rispettivi prezzi medi.<br />
Per la fine dell’anno si prevede un rafforzamento delle tendenze descritte, compreso un aumento delle importazioni per soddisfare la fasciaeconomica della domanda, «che sarà prevalente e destinata ad aumentare, con acquisti effettuati sempre più direttamente da grossisti e soprattutto dalle catene dell moda giovane», si legge nel documento.</p>
<p><strong>Bilanci in chiaroscuro</strong><br />
Come abbiamo imparato dall’analisi di altri settori, sono le catene a uscire rafforzate dai momenti di crisi, a causa della migliore efficienza nella logistica, forza negoziale negli acquisti, liquidità alle spalle, possibilità di ricorrere al franchising e quindi a risorse esterne per lo sviluppo. Questo vale anche per un settore, come quello della pelletteria, che in Italia ha avuto una distribuzione del tutto peculiare, imperniata sui negozi multimarca, molto meno diffusi all’estero (e praticamente assenti nel Far East, dove la collocazione naturale sono i department store).<br />
Dall’analisi di cinque operatori primari del settore realizzata in collaborazione con la società di consulenza Microsectors, emerge che ci sono dei soggetti che hanno saputo cogliere, seguendo questa tendenza, grandi opportunità in Italia. In salute sono soprattutto due: <strong>Carpisa </strong>(Kuvera spa) e <strong>Piquadro</strong>.<br />
Di <strong>Carpisa </strong>a colpire sono i debiti estremamente bassi, soprattutto a medio/lungo termine. Salgono i ricavi, il Mol e il risultato netto; è molto alto il fatturato per dipendente ed è basso il costo del lavoro per addetto: parametri su cui incide l’alta incidenza del franchising. In Italia i punti vendita indiretti sono infatti 401 su 437, mentre all’estero sono 37 su 40. Kuvera spa, con sede a Nola (Na), è stata interessata da un importante cambio di assetto societario: nel febbraio 2011 la famiglia Cimmino, azionista di Inticom spa (marchio Yamamay), e la famiglia Carlino, entrambi soci di Kuvera, hanno acquistato tramite altra società il 50% delle azioni di Inticom con l’obiettivo finale di riunire in un solo gruppo le due differenti realtà aziendali. Pertanto Carlino e Cimmino controllano pariteticamente la società Pianoforte Holding srl, che a sua volta controlla il 100% di Inticom e Kuvera.<br />
Molto positivo anche l’andamento di <strong>Piquadro</strong>: il bilancio chiuso il 31 marzo 2011 parla di ricavi in salita del 18%, Mol del 19% e utili del 25%,a quota 9 milioni. Sono saliti soprattutto grazie alle vendite dei negozi diretti (+29%) e al mercato extra-europeo (+66% e peso dell’8,5%). Anche Europa (+32%) e Italia (+12%) hanno comunque segnato andamenti migliori del mercato. Nell’esercizio i nuovi negozi diretti sono stati 14,di cui 8 in Estremo Oriente e tre in Italia (Rimini centro commerciale Le Befane, Agira -Sicilia Fashion Outlet e Roma – Aeroporto di Fiumicino Terminal 3). Tra le aperture successive, si segnala quella in corso Buenos Aires a Milano, con un flagship store.<br />
Meno rosei i conti per altre catene: <strong>Fergi</strong>, per esempio, nel 2010 ha 12 milioni di ricavi e 16 milioni di costi per le sole materie prime. Anche Accessories Bags &#038; Cosmetics spa, che ha tra gli altri il marchio <strong>Segue…</strong>, nel suo bilancio non consolidato mostra ricavi in contrazione di 3 milioni di euro, anche se con decisi miglioramenti sul fronte dell’utile e soprattutto del Mol.<br />
Brutto il bilancio 2010 di <strong>Mandarina Duck</strong>, il cui patrimonio netto diventa negativo per le perdite accumulate. Non a caso l’azienda, fondata nel1977, è stata ceduta dal Gruppo Mosaicon al Gruppo E-Land Europe, che negli ultimi anni ha consolidato la sua presenza sul mercato europeo attraverso l’acquisizione di importanti marchi del settore abbigliamento e calzature.<br />
E-Land promette il rilancio del marchio sui mercati di tutto il mondo e ha nominato il nuovo ad, Christopher Bizzio, già nello stesso ruolo in Mosaicon e Mandarina Duck dal 2008 al 2010.</p>
<p><strong>Quasi in 600 nei mall</strong><br />
<div id="attachment_1626" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/12/Articolo-Pelletteria-2.jpg"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2011/12/Articolo-Pelletteria-2.jpg" alt="Tipologie di negozi nei centri commerciali" title="Articolo Pelletteria" width="150" height="150" class="size-full wp-image-1626" /></a><p class="wp-caption-text">Tipologie di negozi nei centri commerciali</p></div> La fotografia dei negozi di borse e valigie nei centri commerciali fornita in esclusiva a r&#038;f dalla società di consulenza <strong>Reno </strong>permette di capire quali siano i protagonisti del canale. È un mercato particolare, spiega Reno, che si sviluppa attorno a tre matrici principali: multibrand e monomarca di alto livello; monobrand di livello medio-alto; e monobrand ditarget medio-basso che si sono diffusi nel nostro mercato negli ultimi anni.<br />
Su un totale di circa 350 centri commerciali analizzati si contano 594 punti vendita di pelletteria di cui i negozi indipendenti e le piccole catene sono la maggioranza con una percentuale del 56 per cento. In questo panorama sono quasi del tutto assenti le catene regionali e quelle che focalizzano la loro offerta sulla valigeria.<br />
La classificazione riserva invece un ruolo del tutto residuale all’etichetta “valigeria”, dove si considera solo un marchio: <strong>Samsonite </strong>che, con una distribuzione sia attraverso monomarca sia attraverso negozi multibrand, conta un punto vendita in centro commerciale di rating Reno AAA e 7 in outlet. «I primi punti vendita a nascere e svilupparsi sono stati i multibrand di livello medio-alto e le catene di target alto – spiega la società di consulenza –. Oggi, prima fra tutte, in centro commerciale troviamo <strong>Piquadro </strong>con 12 shop, seguita da <strong>Kathy Van Zeeland </strong>con 11. Al terzo posto si posiziona <strong>Mandarina Duck</strong> il cui network è costituito da 8. Caratteristica comune a queste insegne è il posizionamento in centri commerciali di rating Reno alto: Piquadro in strutture A/AA/AAA, le altre due da BB a AAA».<br />
Gli altri marchi famosi detengono quote di mercato trascurabili per quanto riguarda i centri commerciali: tendenzialmente si può affermare che le grandi marche, fra le strutture commerciali, preferiscono gli outlet: <strong>Nannini</strong>, ad esempio, ha aperto 7 punti vendita in queste strutture e nessuno in centro commerciale. Scendendo di livello, fra le catene di target medioalto <strong>Segue…</strong> (considerata in questa fascia pur avendo un prezzo di ingresso molto basso) con 56 punti vendita è la più diffusa sul nostro territorio; <strong>Guess Accesories</strong> ha costruito una rete di 12 negozi e a seguire <strong>Particolari</strong>, <strong>Keshia </strong>e <strong>Tosca Blu</strong> con rispettivamente 6 punti vendita la prima, 4 la seconda e la terza in centro commerciale. «Recentemente – continua la nota – si sono diffuse catene di target medio-basso, più competitivo coni negozi di abbigliamento e calzature che hanno implementato la loro gamma attraverso l’offerta di accessori quali borse e portafogli da abbinare ai capi d’acquisto».<br />
Primo fra tutti troviamo <strong>Carpisa </strong>che, con i suoi 176 punti vendita in centro commerciale, ha una presenza sul territorio decisamente importante; segue <strong>Fergi </strong>con 53. In una nota la società parla invece di 150 punti vendita in Italia e 10 all’estero, di cui l’80% nei centri commerciali. Cinque aperture sono previste entro la fine del 2011, e nel lungo termine la catena punta sul canale travel e sull’estero. Infine, in questa categoria si trova <strong>Borsissime</strong>, che conta 16 negozi in sei regioni. Per quanto riguarda le catene multibrand nazionali due sono i principali attori delle strutture commerciali: <strong>Caleidos </strong>con 22 punti vendita in 6 regioni e <strong>Chic Accent</strong> con 19 negozi in 7 regioni del Centro-Nord.<br />
L’analisi rileva due catene interregionali italiane: <strong>Il Pellicano</strong> che ha 8 punti vendita di cui 5 in Lombardia, 2 in Veneto e 1 in Friuli Venezia Giulia e <strong>Victory </strong>con 8 store nell’area del Triveneto. Catene regionali multibrand sono <strong>Aranciviola</strong>, 4 punti vendita in Puglia, <strong>Boschini </strong>(6) e <strong>Pelletteria Luisa</strong> (4) in Lombardia.<br />
I dati, è bene ricordarlo, si riferiscono ai negozi nei soli centri commerciali e non hanno un valore scientifico, perché sono il risultato di un’elaborazione delle informazioni fornite dai siti internet delle società su un campione di 350 shopping center.<br />
Come si accennava sopra, molte griffe preferiscono gli outlet ai centri commerciali. Guardando i siti delle venti principali strutture italiane, tra quelli presenti negli outlet e non nei centri commerciali, spiccano <strong>Samsonite </strong>e <strong>Bric’s</strong> (8 punti vendita), <strong>Coccinelle </strong>(7), <strong>Saldarini </strong>(6), <strong>Roncato</strong>, <strong>Zippo </strong>e <strong>La Compagnia delle Pelli</strong> (4),e poi <strong>Furla </strong>e <strong>Bags </strong>(3), <strong>Borbonese </strong>e <strong>The Bridge</strong> (2).<br />
Presidiano sia outlet che centri commerciali, invece, <strong>Kathy Van Zeeland</strong> (10 negozi nei f.o.c.), <strong>Segue…</strong> e <strong>Guess Accessories</strong> (8), <strong>Piquadro </strong>(6), <strong>Tosca Blu</strong> (5) e <strong>Mandarina Duck</strong>, con due. Nei principali villaggi commerciali si arriva a oltre 15 shop in questa categoria, anche se non è sempre agevole distinguere tra marchi prevalentemente di pelletteria e quelli di calzature e moda femminile.</p>
<p><strong>I presidi nel travel</strong><strong><br />
Il travel retail è per certi versi il canale ideale per comperare valigie, ma anche le borse, meno funzionali, hanno una discreta presenza. Il settore a livello mondiale, secondo i dati di Generation Research, ha avuto nel 2010 un grande rimbalzo: +22% di fatturato, a quota 1,82 miliardi di dollari e una quota di mercato del 4,7% sul totale delle vendite duty free. Sono in Oriente le roccaforti: basti pensare che Incheon-Seul, il secondo aeroporto al mondo per vendite, ottiene dai “leather goods” il 17% dei suoi ricavi, la seconda voce dopo i profumi. Negli scali italiani i nomi ricorrenti sono quelli di </strong><strong>Carpisa </strong>(6), <strong>Tosca Blu</strong> e <strong>Piquadro </strong>(4) e <strong>i Santi</strong> (2). Tosca Blu è un brand in espansione, perché dopo l’esperimento di Orio al Serio si è estesa a Milano Malpensa T2 e Linate e a Venezia. I Santi ha invece abbandonato lo storico negozio a Malpensa T1, conservando i presidi di Venezia e Treviso. Molto netta è la differenza tra i due maggiori aeroporti (Malpensa e Fiumicino) e gli altri, per numero di punti vendita e livello dei marchi: fuori dai grandi scali la fascia di prezzo si abbassa. Fa eccezione Bologna, dove si trovano Furla, Mandarina Duck e Piquadro. Ci sono poi dei casi interessanti: <strong>Tramontano </strong>a Capodichino è un marchio “made in Naples” di grande richiamo. Pisa, invece, ha deciso anni fa di puntare su <strong>MyWalit</strong>,marchio toscano-inglese di pelletteria contraddistinta dai colori pastello, che sulla scorta della positiva esperienza pisana è prossimo ad aprire in un altro aeroporto del Nord.<br />
Anche nelle stazioni, infine, le valigie trovano uno spazio: a Milano Centrale e Roma Termini c’è ad esempio <strong>Carpisa</strong>, e nel terminal romano anche <strong>Segue…</strong></p>
<p>Retail&#038;Food Novembre 2011</p>
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		<title>Buone Feste</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:06:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Reno Vi augura Buone Feste e ritornerà con le news a Gennaio 2012.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Reno </strong>Vi augura Buone Feste e ritornerà con le news a Gennaio 2012.</p>
<div id="attachment_1616" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/12/Alberello_1sito.jpg"><img class="size-full wp-image-1616" title="Buone Feste" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/12/Alberello_1sito.jpg" alt="Buone Feste" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Buone Feste </p></div>
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		<title>Reno &#8211; consulenza retail  a disposizione di franchisor e aspiranti franchisee</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[26° Salone Franchising &#38; Trade Dal 4 al 7 novembre Reno sarà presente al Franchising &#38; Trade, 26° SALONE INTERNAZIONALE DEL FRANCHISING E DEL COMMERCIO (Fiera Milano City). Reno, forte della propria esperienza nel mondo del retail da diversi anni supporta franchisor e aspiranti franchisee nella ricerca location in centri commerciali e centri storici, selezione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">26° Salone Franchising &amp; Trade<br />
Dal 4 al 7 novembre <strong>Reno </strong>sarà presente al Franchising &amp; Trade, 26° <strong>SALONE INTERNAZIONALE DEL FRANCHISING E DEL COMMERCIO</strong> (Fiera Milano City).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/LOGO-RENO-150x601.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1597" title="LOGO RENO-150x60" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/LOGO-RENO-150x601.jpg" alt="" width="150" height="60" /></a></p>
<p>Reno, forte della propria esperienza nel mondo del <strong>retail </strong>da diversi anni supporta <strong>franchisor </strong>e aspiranti <strong>franchisee </strong>nella ricerca location in centri commerciali e centri storici, selezione affiliati e <strong>master</strong>, analisi di fattibilità, start-up, ingegnerizzazione di progetti franchising, analisi di geomarketing nonché ulteriori servizi di consulenza e sviluppo network.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Reno </strong>presenterà nel proprio stand<strong> 4 dei suoi migliori progetti franchising</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Bluespirit: <em>la gioielleria di successo.</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Bluespiritlogo-150X60.jpg"><img class="size-full wp-image-1593  aligncenter" title="Bluespiritlogo 150X60" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Bluespiritlogo-150X60.jpg" alt="" width="150" height="60" /></a></p>
<p>Player importantissimo nel mercato italiano nasce negli anni ’70 dedicandosi ai giovani con gioielli pensati, prodotti e dedicati espressamente a loro e caratterizzati da uno stile frizzante e sempre al passo con la moda. L’offerta oggi è completata dalla linea in oro, diamanti e perle adatta ad un pubblico multitarget.<br />
L’acquisizione da parte del Gruppo Morellato &amp; Sector nel 2007 ha permesso di affiancare alla storicità dell’insegna, già ben affermata, il valore aggiunto della produzione e della tradizione orafa: Bluespirit è infatti l’unica catena di gioiellerie ad avere alle spalle una produzione propria con un successo garantito dall’abilità di designer di alto livello.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Libre:<em> make-up your franchising.</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/logo-rosso-150X60.jpg"><img class="size-full wp-image-1594  aligncenter" title="logo-rosso 150X60" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/logo-rosso-150X60.jpg" alt="" width="150" height="60" /></a></p>
<p>Libre è il nuovo format dedicato al make-up ideato e sviluppato dall’omonima casa produttrice di prodotti professionali per la bellezza.<br />
La consolidata esperienza di Libre nel settore cosmetico garantisce a tutto il pubblico femminile la qualità del trucco professionale abbinata ad un price positioning accattivante, dedicando la propria offerta sia alle più giovani sia a coloro che esigono non solo colori e prodotti trendy, ma anche qualità ed eleganza.<br />
Dopo il successo dei primi punti vendita l’insegna persegue l’obiettivo di allargare il proprio network  attraverso aperture sia in franchising che dirette.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Nokia store:<em> franchise opportunity.</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/NOKIAlogo-150X60.jpg"><img class="size-full wp-image-1595    aligncenter" title="NOKIAlogo 150X60" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/NOKIAlogo-150X60.jpg" alt="" width="150" height="60" /></a></p>
<p>Leader mondiale nel settore della telefonia mobile, Nokia collega quotidianamente 1.2 miliardi di persone che utilizzano i suoi cellulari e le sue tecnologie, venduti in 650.000 punti vendita, in oltre 160 paesi in tutto il mondo. Dopo le aperture di punti vendita monomarca in tutto il globo, anche in Italia Nokia continua la sua espansione, proponendo il suo nuovo format orientato a far vivere al cliente una shopping experience unica, con i prodotti che possono essere provati e “toccati” con mano dai clienti. Punto di forza dei negozi Nokia è, tra gli altri, un personale preparato e sempre a disposizione di tutti coloro che vogliono fare propri i più innovativi mezzi di comunicazione.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>L’affiliazione</em> </strong><strong>Z:<em> un’opportunità di successo.</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/logo-Z-150X60.jpg"><img class="size-full wp-image-1596  aligncenter" title="logo Z 150X60" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/logo-Z-150X60.jpg" alt="" width="150" height="60" /></a></p>
<p>Marchio storico di Gruppo Zannier, Z si sviluppa costantemente sia nello stile delle collezioni che nel concetto dei negozi, sviluppati tanto all’estero quanto in Italia. Le collezioni di abbigliamento bambino Z offrono diversità e creatività: i capi, in armonia con i bambini e il loro ambiente, offrono un ottimo rapporto qualità/prezzo. Nei punti vendita, inoltre, trovano spazio marchi esclusivi per tutte le età: Grain de Blé per i bambini da 0 a 23 mesi, YCC per i ragazzi da 2 a 14 anni e Lisa Rosa per le ragazze da 2 a 14 anni. Sempre alla ricerca di nuove idee, i team di Z propongono con frequenza capi di tendenza, facili da portare e che esaltano il potere seducente del marchio.</p>
<p>Appuntamento quindi al 26° Salone Franchising &amp; Trade, <strong>Pad. 2 stand D33-37</strong></p>
<p style="text-align: center;">Per info:<br />
Reno S.r.l. &#8211; Palazzo Verrocchio &#8211; Centro Dir. Milano 2 &#8211; 20090 Segrate (MI)<br />
tel. 02.2156751 – fax 02.21567525 &#8211; <a href="http://www.reno-it.com/la-nostra-vetrina/progetti"><strong>www.reno-it.com</strong></a> &#8211; marketing@reno-it.com</p>
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		<title>Aprire un negozio. In un anno le richieste via internet  raddoppiano sul 2010, il Franchising  e l&#8217;impresa verso un cauto ottimismo.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 16:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai dati delle queries dei motori di ricerca nasce un segnale in controtendenza: dal 2010 al 2011 le richieste per la voce &#8220;aprire un negozio&#8221; raddoppiano. Il Franchising, il Retail e gli operatori del settore mostrano forte attenzione. Ci sono ogni mese oltre 90mila persone che, solo sul motore di ricerca Google Italia, digitano ogni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dai dati delle queries dei motori di ricerca nasce un segnale in controtendenza:  dal 2010 al 2011 le richieste per la voce &#8220;aprire un negozio&#8221; raddoppiano.</p>
<p>Il Franchising, il Retail e gli operatori del settore mostrano forte attenzione.<br />
</strong><br />
Ci sono ogni mese oltre 90mila persone che, solo sul motore di ricerca Google Italia, digitano ogni mese la frase &#8220;aprire un negozio&#8221;, accompagnata anche dal come, dove, quanto etc.</p>
<p>Un esercito di potenziali imprenditori che, rispetto ai dati 2010, è raddoppiato ed ha superato in maniera significativa anche il trend del &#8220;franchising&#8221;.</p>
<p><strong>Esiste quindi un segnale latente di ripresa e di imprenditoria per rispondere alla crisi?</strong> Possibile, anche se i dati sono da valutare con attenzione e da diversi punti di vista, vediamo di capire quali sono gli scenari.<br />
&#8220;Il dato è oggettivamente interessante – commenta <strong>Gian Mario Migliaccio</strong>, &#8211; Direttore di InfoFranchising.it e Dottore di Ricerca &#8211; perché abbiamo lavorato su una mole importante di dati, circa 100mila queries solo di Google Italia per questa keyword, ed abbiamo riscontrato una differenza statisticamente rilevante tra i dati 2010 e quelli 2011 (1° ottobre – 30 settembre) con un trend particolarmente positivo per la frase &#8220;<strong>aprire un negozio</strong>&#8221; che, negli ultimi 12 mesi ha ottenuto un incremento vicino al 50%, mentre la frase &#8220;aprire un franchising&#8221; è scesa nelle preferenze degli utenti ed ora si assesta intono alle 10mila query mensili. </p>
<p><strong>Normalizzando i dati</strong> vediamo infatti che la digitazione delle frasi &#8220;aprire un negozio&#8221; e &#8220;come aprire negozio&#8221; è di 5 volte superiore della parola &#8220;franchising&#8221;.<br />
<strong><br />
Il &#8220;negozio&#8221; è anche particolarmente rilevante nel confronto con la più generica parola &#8220;attività&#8220;</strong> che include le informazioni per aperture di agenzie (viaggi, immobiliari, servizi etc) ed artigianali.</p>
<p><strong>L&#8217;abbigliamento è invece la &#8220;prima scelta&#8221;</strong> di chi si mette alla ricerca di idee per un nuovo negozio mentre, tra le novità, l’avvio del negozio online inizia ad avere una presenza importante tra le richieste della popolazione italiana. </p>
<p><strong>L&#8217;analisi dei dati su scala regionale</strong> vede invece le città del Sud particolarmente attive nella richiesta di apertura di nuovi negozi. </p>
<p><strong>La Sicilia risulta senza dubbio nella scala alta con Catania e Palermo ai vertici delle queries</strong> mentre l&#8217;unica città che si discosta del 15% dalla base normalizzata è la città di Perugia. Tra le città del centro e nord-Italia con una popolazione superiore al milione di abitanti, Roma ha un peso del del 74% e Milano 61% mentre città densamente popolate, quali ad esempio Torino, si stabilizzano sul 59%<br />
<strong><br />
L’analisi di questi dati</strong>, resi disponibili da Google, consentono di fare un riscontro oggettivo, fotografare la situazione ad oggi ed osservare le tendenze. Su questi dati è interessante capire come il marketing può interpretare eventuali sviluppi grazie all’analisi comparata con ulteriori trend di mercato e diversi indicatori socio-economici.</p>
<p>&#8220;<strong>Questi dati segnalano che il commercio rimane, nel vissuto collettivo, una delle principali strade per mettersi in proprio</strong>. &#8211; Commenta Antonio Fossati, docente all’Università di Pavia e presidente di RDS Consulting  &#8211; Così come negli anni 50 aprire un negozio è stata una delle leve della rinascita economica dell’Italia, ancora oggi è visto come una possibile soluzione alla crisi. Molte queries dal Sud sono una conferma di questa lettura. </p>
<p>Ma attenzione: il contesto è profondamente diverso, con consumi calanti e Gdo che prende spazi a danno del dettaglio.</p>
<p><strong>Interessante ipotizzare cosa le persone intendono con il concetto &#8220;negozio&#8221;: rispetto ad &#8216;attività &#8216; ha un significato più concreto. </strong></p>
<p>Probabilmente però è solo legato alla logica delle ricerche su Google: spesso veloci, con parole identificative, di senso comune, anche se meno coerenti con l&#8217;obiettivo vero della ricerca. </p>
<p><strong>Ulteriore riflessione è il livello qualitativo della ricerca</strong>: parole tecniche come &#8216;impresa&#8217;, &#8216;franchising&#8217; sono meno diffuse, presumibilmente perché meno conosciute e di uso comune, anche se invece segnalano una consapevolezza maggiore della volontà di mettersi in proprio&#8221;.</p>
<p><strong>Il negozio una soluzione alla crisi</strong>? Sembra quindi questo il segnale che viene dal web ed il dato assume una rilevanza ancora più importante poichè, <strong>a differenza di quanto le indagini del 2000 segnalavano, ormai il &#8220;popolo del web&#8221; è diventato il campione più rappresentativo dell’Italia stessa</strong> visto che, come da dati Istat, l’accesso alla rete è ormai a disposizione del 56% della popolazione.<br />
<strong><br />
Ed allora, come poter cogliere questa tendenza del mercato grazie al franchising?</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Il commercio al dettaglio così come la GDO</strong> &#8211; sottolinea<strong> Gian Enrico Buso</strong>, AD della società di consulenza Reno &#8211; <strong>stanno vivendo cambiamenti radicali</strong>: dall’e-commerce al m-commerce si stanno sviluppando nuovi modi di intendere il retail e approcciare al settore. </p>
<p><strong>Il profilo del consumatore/neoimprenditore che cerca informazioni sul franchising è più alto rispetto a prima</strong>: siamo di fronte a persone più istruite imprenditorialmente e, per questa ragione, anche i progetti stessi si stanno evolvendo. </p>
<p>Se per i franchisee aprire un negozio è una valida opportunità per mettersi in proprio avendo alle spalle la sicurezza di grandi marchi o grandi gruppi, dall’altro lato aumentano sempre di più le richieste per ingegnerizzazione di progetti franchising da parte di attività già avviate che vogliono sviluppare attraverso questa modalità. </p>
<p>L’accesso al nostro sito dimostra che più di metà delle visite è veicolata dai motori di ricerca &#8211; Google in primis &#8211; e che, se per gli affiliati la concentrazione maggiore è al sud con particolare focus in Sicilia, le richieste di consulenza tecnica da parte dei franchisor hanno focus al centro-nord. Il franchising è visto oggi come una valida opportunità per chi vede nell’affiliazione una forma di business: franchisee e franchisor.&#8221;</p>
<p><strong>Un momento importante</strong> per capire se questo segnale &#8220;latente&#8221; di imprenditoria può essere un marker predittivo di una ripresa del settore <strong>possono essere i segnali provenienti dagli strumenti di recruiting</strong> sia <strong>online</strong>, quali infoFranchising.it, o <strong>offline quali le Fiere di settore</strong>.</p>
<p>Proprio dalle fiere si potrà avere una prima risposta dal prossimo <strong>Salone del Franchising di Milano</strong>, giunto alla 26esima edizione, che dal <strong>4 al 7 novembre</strong> creerà un punto di contatto tra chi si vuole mettere in proprio (potenziali franchisee) e Franchisor che hanno sistemi di Franchising in fase di sviluppo nazionale.</p>
<p>Da: infofranchising.it, Ottobre 2011</p>
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		<title>Profumi, vince il green</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 10:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nulla è più effimero e illusorio di un profumo: la dolce fragranza della ripresa è comparsa per un attimo ed è sparita, lasciando dietro di sé una labile scia. Solo il 28 giugno scorso all’assemblea annuale dell’associazione di categoria Unipro si presentavano i dati 2010, decisamente confortanti: +5,2% l’aumento del valore della produzione, e un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Profumeria.JPG2.png"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Profumeria.JPG2-150x150.png" alt="Retail&amp;Food, Ottobre 2011" title="Articolo Profumeria.JPG" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1569" /></a> Nulla è più effimero e illusorio di un profumo: la dolce fragranza della ripresa è comparsa per un attimo ed è sparita, lasciando dietro di sé una labile scia. Solo il 28 giugno scorso all’assemblea annuale dell’associazione di categoria Unipro si presentavano i dati 2010, decisamente confortanti: +5,2% l’aumento del valore della produzione, e un incremento della domanda interna dell’1,3 per cento. “A livello mondiale il 2011 viene indicato dai maggiori centri di ricerca economica come l’anno di ricongiungimento rispetto ai valori pre-crisi”, spiegava la ricerca.<br />
Poco dopo, a metà luglio, sono stati diffusi i dati del preconsuntivo 2011. Ancora positivi nel complesso (+5,8% soprattutto per il +19% delle esportazioni), descrivono in realtà una domanda interna molto stanca: togliendo l’export si scende a circa lo 0,6% di crescita (elaborazione di retail&#038;food), soprattutto per effetto del calo dell’1,5% di supermercati e ipermercati, che insieme rappresentano il 40% della domanda.<br />
Altri segmenti rimangono però interessanti e tra questi le erboristerie. Dopo il +5,5% nel 2010 per un peso del 4% sul fatturato del settore, guadagnano un ulteriore 5 per cento, agevolate da opzioni di acquisto sempre più orientate al green e al naturale.<br />
Bene anche le farmacie e parafarmacie, il cui +3,3% del 2010 si riduce però a un +2% per una sorta di fine dell’effetto boom.<br />
Ignorate dai media distratti, corrono anche le vendite porta a porta e per corrispondenza (+6% nel 2010) a cui si sta aggiungendo il commercio online.<br />
E le profumerie? Meglio del previsto: +1,8% il preconsuntivo del 2011, che segue il +1,2% del 2010, un balsamo, è il caso di dirlo, dopo i deludenti andamenti del biennio precedente. </p>
<p><strong>Catene, padroni non assoluti </strong><br />
All’interno delle profumerie, in generale, si assiste al classico fenomeno dell’affermazione delle catene a scapito degli indipendenti. Che non sono però spacciati: «è vero che la tendenza è questa – sottolinea Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi e Comunicazione di Unipro –, ma molti indipendenti hanno saputo sopravvivere grazie alla capacità di reazione a fronte del nuovo approccio da parte del consumatore: il cliente è molto meno condizionato dalle pubblicità ma pretende un certo tipo di assistenza». Dunque, una commessa esperta di dermatologia e cosmetologia, o in grado di suggerire il profumo adatto alla personalità del cliente può bilanciare la forza dei grandi marchi.<br />
I quali, d’altro canto, qualche ferita la mostrano, nonostante la loro progressiva affermazione. retail&#038;food ha esaminato i bilanci 2010 di tre grandi società, Limoni (non consolidato), Profumerie Douglas e La Gardenia (Sephora fa invece parte di Lvmh Italia spa e per Marionnaud il bilancio era fermo al 2009).<br />
Tutte e tre le catene hanno dei valori della produzione in crescita: <strong>Limoni </strong>dello 0,5% (a quota 345,8 milioni), <strong>Douglas </strong>del 2,5% (175,8 milioni) e <strong>La Gardenia</strong> del 4,3% (136 milioni). Ma il risultato netto era positivo solo per Douglas (3,4 milioni di utili), mentre erano in rosso sia Limoni (-7 milioni, comunque meglio del -11 del 2009) sia La Gardenia (-6,5, in confronto al -9,9 del 2009).<br />
Nel caso di Limoni a pesare è soprattutto la gestione finanziaria, in rosso per quasi 25 milioni, e la cosa non sorprende dato che il nuovo management (peraltro in uscita) ha ereditato un buco di bilancio di 60 milioni e un debito con 41 banche da rifinanziare.<br />
Tra i punti forti della strategia di rilancio del gruppo c’è il progetto dei monomarca private label sotto l’insegna <strong>B by Limoni</strong>. Aperture recenti sono quella nell’Ospedale Niguarda di Milano e, a giugno, nel centro commerciale Le Cupole di San Giuliano Milanese e nel Fiumara di Genova. L’obiettivo dell’insegna è di realizzare 10 nuovi opening entro il 2011.<br />
A portare Limoni, la principale catena italiana, verso il risanamento, è stato negli ultimi anni il fondo <strong>Bridgepoint</strong>. Qualche mese fa lo stesso fondo londinese di private equity ha annunciato di aver messo le mani su La Gardenia, la terza catena per diffusione. Allo stato attuale, dunque, Limoni e La Gardenia hanno un unico padrone. Ma fonti vicine a Limoni fanno notare che non è in atto un’integrazione tra le due insegne. </p>
<p><strong>Giganti e nani al centro commerciale </strong><br />
Per queste insegne un canale fondamentale di sviluppo è quello dei centri commerciali: nella ricognizione effettuata nel numero di luglio/agosto 2010 di r&#038;f, emergeva come circa un terzo dei punti vendita delle catene si trovi nei mall. Particolarmente convinta dal canale è Douglas, che vi conta poco meno del 60% dei propri negozi.<br />
«Il settore profumeria è una “bestia rara” nel mercato italiano», esordisce un’analisi della società di <strong>consulenza Reno</strong> elaborata per r&#038;f. Il settore è una «giungla nella quale Reno conta nel proprio database 652 punti vendita in 538 centri commerciali. Assestandosi attorno al 1,2 si evince immediatamente che la presenza media della merceologia è bassa rispetto ad altre».<br />
In questa giungla, continua la società, «ci sono pochissimi “alberi secolari” e un “sottobosco” di piccole insegne che gravitano intorno ad essi. Abbiamo infatti una nettissima divisione fra importanti insegne nazionali e piccole insegne regionali, con un esiguo numero di insegne interregionali ».<br />
I nomi abbiamo già imparato a conoscerli: sulla vetta troviamo <strong>Limoni </strong>che conta 138 punti vendita nei centri commerciali, quota raggiunta attraverso l’acquisizione della catena Garbo. Seguono, a notevole distanza, Douglas (81 punti vendita), <strong>La Gardenia</strong> (62), Sephora (56) e Mariannaud (45). Tra le insegne La Gardenia ha attuato la strategia di svilupparsi in tutti i canali, anche attraverso acquisizione di piccole catene presenti in tutte le strutture commerciali: troviamo infatti punti vendita in centro commerciale, outlet, retail park e centro storico. «È una politica di sviluppo non condivisa dalle altre insegne nazionali – spiegano gli analisti milanesi – le quali, tendenzialmente, si tengono lontane da outlet e retail park focalizzandosi su centri commerciali e centri storici. Una scelta che accomuna le catene nazionali è invece quella di aprire store in centri commerciali di tutti i “rating Reno”, anche se la maggior percentuale si trova in strutture appartenenti alla categorie B/BB/BBB (ossia tra i più piccoli esclusi i centri “convenience”, ndr)».<br />
Sono invece solo 8 le insegne definibili come “interregionali” (coprendo da 3 a 7 regioni). Olimpia Beauté – che è diffusa nel circuito Esselunga –, Acqua e Sapone, Cosmea, Beauty Star, Marco e Luisa Vaccari sono sviluppate in regioni del centro nord Italia, mentre Idea Bellezza ed Estasi Profumerie sviluppano al Sud. Va considerata a parte Modus Beauty Store, unica che come canale di sviluppo del proprio marchio ha scelto gli outlet ed è presente in 7 regioni.<br />
Meno rare le catene regionali: nello Stivale se ne contano 10 (il riferimento è sempre solo ai centri commerciali). Nel dettaglio troviamo: Capriccio Profumeria in Umbria e Marche, Galeazzi nelle sole Marche, Marazia in Sicilia, Profumeria Squillace in Calabria e in Sicilia, Rossi Profumi in Emilia, Ravelli Profumerie e Lively (acquistata da Limoni) in Lombardia, Ethos in Piemonte e Lombardia, Linea Bellezza (acquistata da Limoni) in Sardegna, Beauty Point nel Lazio. </p>
<p><strong>Erboristerie e make up </strong><br />
Due interessanti derivazioni del settore profumeria sono i format che possono essere racchiusi sotto i due “cappelli” di “erboristeria e cosmetica” e “make-up”.<br />
Tra le erboristerie nazionali si segnalano L’isola verde (138 punti vendita nei mall), Bottega Verde (123 punti vendita e 10 outlet), <strong>L’Erbolario</strong> (71 punti vendita e 1 outlet), Erboristerie d’Italia (29 punti vendita) e <strong>Yves Rocher</strong> (34 punti vendita) che ha da poco aggiornato il proprio format e ne ha affiancato uno che prevede uno spazio dedicato all’estetica.<br />
A livello interregionale troviamo solo l’insegna Il regno delle erbe (6 punti vendita in 6 regioni). Le regioni su cui sono diffuse piccole catene sono il Piemonte con Bio Bottega, la Lombardia con Erbolandia e l’Emilia Romagna con l’insegna Erboristeria del Borgo.<br />
Quando si parla di make-up, invece, si trova una situazione particolare: <strong>Kiko</strong>, player nazionale con più di 100 negozi in centro commerciale, ha saputo cogliere un’occasione d’oro.<br />
Sulle sue tracce troviamo: it style, che conta 21 punti vendita in centro commerciale, il gruppo Limoni con il suo format <strong>B By Limoni</strong> che oggi conta 5 punti vendita e una nuova insegna: <strong>Libre</strong>, che si inserisce nell’home market integrando la passione per la produzione con quella per il retail. <strong>Pupa </strong>ha, invece, deciso di aprire store solo in outlet.<br />
Le presenze negli outlet sono principalmente appannaggio di Bottega Verde, Douglas, Kiko, La Gardenia, Modus Beauty Store e Pupa. Si tratta di punti vendita ai quali è assicurata anche una buona visibilità. </p>
<p><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Profumeria1.JPG.png"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Profumeria1.JPG-300x236.png" alt="" title="Articolo Profumeria1.JPG" width="300" height="236" class="alignleft size-medium wp-image-1565" /></a></p>
<p><strong><br />
Presenza e andamento aeroporti e stazioni </strong><br />
Grande visibilità è assicurata anche dagli aeroporti e dalle vendite a bordo aereo, e per questo motivo i produttori e i distributori, soprattutto quelli piccoli, sono disposti a ridurre i margini pur di essere presenti nel canale (si vedano le interviste in pagina). L’importanza è d’altra parte reciproca, perché i profumi rappresentano una quota rilevantissima dei ricavi dei duty free aeroportuali: circa il 30% (fonte Generation DataBank), la seconda voce dopo i beni e accessori di lusso, di poco superiori. Per questo ogni aeroporto, anche i più piccoli, ne prevede la vendita, o all’interno dei duty free o con shop separati. Come si vede nella tabella in pagina, le grandi catene di profumerie non sono contemplate, mentre sono presenti parafarmacie (tra cui spicca BenEssere a Venezia, Treviso e Fiumicino), erboristerie (come Bottega Verde a Malpensa T1) e negozi di trucchi (come Kiko Make Up Milano a Orio al Serio, Malpensa T2 e Linate). Formati di duty free separati si trovano a Milano Malpensa T1 e Linate, Firenze e Torino. Questa scelta, fa notare Fulvio Fassone, presidente dell’Atri, Associazione travel retail Italia e direttore commerciale di Sagat, si ritrova nei principali scali europei e permette di valorizzare maggiormente i prodotti, a patto naturalmente di avere spazi a disposizione. Altri punti vendita autonomi ci sono a Napoli (Carthusia), Reggio Calabria (Profumeria Vespia), Rimini e Ancona (Beauty and Fashion Profumerie, di recente apertura). Ma come va il settore?<br />
Apparentemente molto bene (+11,7% in Europa nel primo semestre 2011). Ma si tratta soprattutto di un rimbalzo a un anno dalla “nube islandese”, e in corrispondenza di un aumento di traffico del 10,4 per cento. «Si tratta più che altro di una crescita sui volumi – sottolinea Fassone. In Italia la tendenza è simile, ma va sottolineato come molti punti vendita siano chiusi rispetto allo scorso anno». Si tratta in particolare di Catania, dove l’arrivo di Aldeasa è in ritardo, e Palermo, dove dalla scorsa primavera il punto vendita della Linea Aeroportuale Sole non è stato sostituito.<br />
Rispetto agli aeroporti la linea seguita nell’altro canale travel, le stazioni, è radicalmente diversa: qui dominano i grandi nomi e un posto di primo piano spetta a Sephora. Il marchio francese del gruppo Lvmh può contare sui negozi a Roma Termini, Torino Porta Nuova e sul grande e nuovo punto vendita di Milano Centrale, di fronte ai binari. Nel circuito di Grandi Stazioni va a Roma Termini il primato dei punti vendita di profumerie/ erboristerie/parafarmacie, ben sei, mentre a Milano sono tre e a Torino e Bologna una. Diversi esempi ci sono anche nel circuito Centostazioni: a Brescia e Milano Porta Garibaldi si segnalano i punti B.Youi, ad Asti “T&#038;T” è una tabaccheria e profumeria, mentre a Napoli Mergellina il brand è “Le Parfum de Brigitte” e a Foggia “Marvin”. Erboristerie e parafarmacie sono poi presenti nelle stazioni di Roma Trastevere, Pisa, Pistoia, Prato, Pescara, Parma e Rimini e nei supermercati di Roma Trastevere, Roma Ostiense, Padova, Rimini, Trieste e Treviso </p>
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		<title>Centri direzionali, il nuovo mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 10:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima erano solo aggregati di uffici con qualche bar. Oggi sono progettati integrando gli spazi destinati a uffici, residenze e attività commerciali. Per questo i centri direzionali di nuova generazione riservano opportunità a retailer e ristoratori. Un nuovo canale per i retailer si sta affacciando prepotentemente: il centro direzionale. Non però il tipo di struttura ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Centri-Direzionali.JPG.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1572" title="Articolo Centri Direzionali.JPG" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Centri-Direzionali.JPG-150x150.png" alt="Retail&amp;Food, Ottobre 2011" width="150" height="150" /></a> Prima erano solo aggregati di uffici con qualche bar. Oggi sono progettati integrando gli spazi destinati a uffici, residenze e attività commerciali. Per questo i centri direzionali di nuova generazione riservano opportunità a retailer e ristoratori.</p>
<p>Un nuovo canale per i <strong>retailer </strong>si sta affacciando prepotentemente: il centro direzionale. Non però il tipo di struttura che abbiamo imparato a conoscere negli scorsi decenni: una serie di palazzi destinati a uffici, con un paio di attività di bar o mensa e qualche servizio di necessità. Il centro direzionale “2.0” prevede una coesistenza sin dalla sua progettazione di uffici, negozi e in qualche caso di residenze.<br />
E Milano sta diventando un laboratorio per questo tipo di progetti.<br />
Per calare il discorso nel concreto, si prenda il progetto di <strong>Porta Nuova</strong>. Per i non milanesi, si tratta di una grande riqualificazione delle tre aree Garibaldi-Repubblica-ex Varesine, per decenni degradate. Diversi sono gli interventi del mega-progetto: dal “bosco verticale” progettato dall’architetto Stefano Boeri ai tre grattacieli circolari di quella che fino a qualche tempo fa veniva chiamata la “Città della Moda”. Tra gli aspetti che sono stati meno trattati c’è però il futuro sviluppo di una galleria commerciale all’aria aperta di circa cento tra negozi e attività di ristorazione, in oltre 1,5 km di camminamento pedonale.<br />
Siamo riusciti a saperne qualcosa di più: saranno tre gli spazi commerciali di Porta Nuova. Il primo sarà nella via pedonale che da corso Como porta al piazzale della Stazione Garibaldi. Qui sono previsti circa 10 negozi, prevalentemente con un target giovane. Proseguendo si arriva alla piazza stessa, che si divide su due livelli. In quello superiore, sullo stesso piano dei tre alti palazzi disposti a cerchio, troveranno posto gli shop delle griffe di moda. Ufficiosamente stanno circolando i nomi di grandi firme della moda. Al livello -1 ci sarà invece un supermercato e una food court composta da una ventina di insegne. Al piano -2 si troverà un parcheggio.<br />
La terza parte è costituita dalla “promenade” che parte dalla piazza della stazione per proseguire verso via Melchiorre Gioia. Qui sono previsti 60 negozi: allontanandosi dalla piazza, ci saranno prima altri shop di griffe, al piano terra di edifici dedicati a uffici, e man mano marchi di livello di prezzo inferiore. Un lotto sarà dedicato a un albergo. Verso il fondo ci saranno palazzi per residenze, sotto i quali troveranno posto negozi per famiglie, per esempio di fast fashion, e palestre.<br />
In totale i mq commerciali (in superficie lorda pavimento) sono 10mila nell’area Garibaldi, 7mila nell’area Varesine e 850 nell’area Isola.<br />
«Porta Nuova – spiega Laura Perino della società di <strong>consulenza Reno</strong> – è un interessante progetto internazionale. È il primo esempio portato in Italia di come nascono i nuovi quartieri all’estero, come a Singapore e Hong Kong. Nascono contemporaneamente progetti di totale integrazione tra retail, terziario e residenziale, oltre, in questo caso, a un parco pubblico, al museo e all’albergo».<br />
Altra particolarità è data dal fatto che la commercializzazione è seguita da apposite società, con una modalità simile a quella attuata nei centri commerciali. A Porta Nuova la commercializzazione è curata dalla Dea &#8211; Real estate advisor. A sviluppare i progetti è invece Hines (nel caso di Varesine con Galotti), mentre sono vari gli investitori, tra cui spicca Fondiaria Sai.<br />
Quello di Porta Nuova è però solo un esempio di nuovo centro direzionale, con residenziale e <strong>retail</strong>.</p>
<p><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Centri-Direzionali1.JPG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1561" title="Articolo Centri Direzionali1.JPG" src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Centri-Direzionali1.JPG-300x177.png" alt="Rendering delle aree commerciali di Porta Nuova " width="300" height="177" /></a></p>
<p>La nuova tipologia di centri direzionali, fanno sapere dalla società di commercializzazione Cushman &amp; Wakefield, nasce per alcuni motivi ben precisi: innanzitutto, soprattutto nel caso di strutture peri- 36 retail&amp;food &#8211; ottobre 2011 37 feriche, i vari servizi di ristorazione, banche-poste, palestre e qualche negozio, sorgono per rendere più attrattivi spazi lontani dal centro cittadino. Inoltre a prevedere quote per il residenziale e il commerciale è l’amministrazione comunale, la quale concede la possibilità di riedificare su aree ex-industriali a patto di non limitare l’offerta agli uffici. Per lo stesso motivo le strutture a volte prevedono spazi culturali.<br />
Il secondo progetto più noto è CityLife, nella ex Fiera di Milano. In questo caso il sistema commerciale, progettato dalle “archistar” Zaha Hadid e Arata Isozaki, offre ristoranti, bar, esercizi commerciali per lo shopping di qualità, banche e altri servizi alle persone e alle imprese. Le unità, distribuite tra piazze e percorsi pedonali articolati su due livelli, sono un centinaio. L’area è di circa 18mila metri quadrati e risponde a un bacino di utenza di 13mila persone. Ai due estremi del sistema commerciale si troveranno il Palazzo delle Scintille e il Museo di Arte Contemporanea. «Principale nodo di scambio e di incontro di CityLife – si legge sul sito del progetto – è la piazza delle Tre Torri, direttamente connessa alla nuova stazione MM5 e ai grattacieli. Lungo il percorso che va dal Palazzo delle Scintille alla Torre Hadid si sviluppa una prima zona commerciale. Questa si collega direttamente con scale mobili alla galleria, progettata da Zaha Hadid, che propone i negozi e gli spazi commerciali più attrattivi e innovativi».<br />
La società <strong>CityLife</strong> ha due grandi azionisti: Generali Properties, società immobiliare del Gruppo Generali, e il Gruppo Allianz, assicurazioni e finanza.<br />
Parlando di grattacieli a Milano, non si può poi omettere il capitolo del Pirellone Bis. Nella nuova “Piazza Città di Lombardia”, ai piedi della nuova sede della Regione, a giugno ha aperto il bar/selfservice Terraferma, fino a settembre disponibile solo per i dipendenti della Regione. Sono seguiti un punto vendita Juice Bar, un bar Panino Milano (dell’ex socio di Panino Giusto, Silvano Allambra, a settembre) e da ottobre è atteso un punto vendita della nota gastronomia Peck.<br />
Più defilato, verso dicembre aprirà i battenti il <strong>Bovisa Tech</strong>, nuovo “polo del design, ricerca e tecnologia di Milano” in una delle zone più dense di fabbriche dismesse della città. Posto a poca distanza dalla sede distaccata del Politecnico e vicino alla stazione delle Ferrovie Nord, sarà un complesso di 17mila mq di uffici, con però moltissimi spazi commerciali: nella prima fase ne sono previsti 24, destinati a salire a 59 con i 35 della seconda fase (per oltre 7mila mq di spazi). L’investimento per il progetto, guidato dal Gruppo Immobiliare Ceccarelli, sarebbe secondo fonti giornalistiche di 60 milioni di euro. L’apertura era prevista inizialmente nella primavera scorsa.<br />
Ma l’elenco è ancora lungo: il <strong>Maciachini Center</strong>, in posizione semicentrale, nasce da un progetto di totale riqualificazione dell’area che fu della Società farmaceutica Carlo Erba.<br />
Il concetto è quello di un parco polifunzionale comprensivo di uffici, spazi commerciali e ricettivi, attività di ristorazione multietnica, un grande centro fitness, attività culturali (il museo delle marionette, ancora da fare), aree congressi, negozi e altri servizi. La prima fase è stata finita nel 2006, la seconda nel 2010. Tra le attività ci sono la palestra Virgin, uno Spizzico di Autogrill, uno spazio per uffici ma anche showroom di Levi’s e una tavola calda/pasticceria, Tomaselli.<br />
Tra i nuovi profili che i milanesi hanno imparato a conoscere c’è poi il Wjc, World Join Center, gestito dalla Ge.Fi. (Gestione Fiere). Inizialmente doveva essere dedicato alla gioielleria. Oggi, a margine del centro congressi e degli uffici, si trovano alcune attività commerciali, tra cui Panino Giusto.<br />
Per non dimenticarsi di altre strutture dove le attività commerciali sono fondamentali: si pensi al centro direzionale Milanofiori, dove adiacente alla zona con uffici è stato realizzato un parco commerciale imponente.<br />
Per seguire nel dettaglio tutti questi progetti, dal prossimo numero retail&amp;food instaurerà una rubrica che tratterà singolarmente i diversi progetti, allo scopo di segnalare ai lettori, in particolare ristoratori e retailer, le opportunità che si aprono in questo inedito canale commerciale.</p>
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		<title>Centro che vai, scarpa che trovi</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 10:00:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Bata, Geox e Scarpe&#038;Scarpe occupano assieme un terzo dei punti vendita dedicati alle calzature nei <strong>mall</strong>, ma per il resto il mercato è frammentato, con spazio per catene regionali e indipendenti. Il quadro di un mercato ancora stagnante, dove però la produzione ha ricominciato a correre. </p>
<p>Mai arrendersi!» è stato uno dei messaggi più chiari dell’associazione dei calzaturifici italiani, in uno degli ultimi discorsi dell’ex presidente, Vito Artioli, prima di essere sostituito da Cleto Sagripanti (ad di Manas e presidente di Aerdorica &#8211; aeroporto di Ancona Falconara).<br />
L’associazione di produttori aveva dalla sua l’orgoglio e la speranza: dopo un 2009 “annus horribilis” (-12% di volumi prodotti e -15,9% di fatturato esportato) sembrava che la delocalizzazione e la chiusura fossero le uniche strade percorribili per le aziende.<br />
A sorpresa, invece, il 2010 ha fatto rialzare la testa al settore: la produzione è salita del 2,3% in volume (202,5 milioni di paia) e del 4,4% in valore (6,756 miliardi di euro, guidata dalle esportazioni (+13%). L’export nei primi mesi del 2011 ha continuato a salire, ma non così i consumi: -0,9% la quantità e +2,2% la spesa.<br />
Un’altra fonte, Sita Ricerca, dice che nei primi 5 mesi del 2011, il mercato del footwear aveva consumi in calo dello 0,9% e prezzi in crescita dello 0,6 per cento. In tutti i casi si sono invertite le parti rispetto allo scorso anno, quando invece i consumi, seppur quasi fermi, risultavano molto migliori della produzione.<br />
<strong><br />
Chi se la passa meglio</strong><br />
Secondo i dati Sita, a soffrire maggiormente da gennaio a maggio sono stati i segmenti donna (-1,6%) e bambino (-1,1%), mentre sono quasi stabili le scarpe da uomo (-0,2%) e in leggera crescita quelle sportive (+1,1%). «Sono sempre ben richieste le scarpe tempo libero e le calzature alte, a stivaletto – commenta l’analista di Sita, Maurizio Castelli –. Vanno bene le ballerine bambina e sono in crescita le sneakers (+1%) ma non le scarpe per lo sport attivo». L’evoluzione dei canali distributivi, continua, «è in linea con le tendenze delle ultime stagioni: da una parte c’è lo sviluppo delle grandi superfici specialiste di calzature, come Globo, <strong>Pittarello</strong>, <strong>Scarpe&#038;Scarpe</strong> eccetera, e la forte crescita degli outlet e degli acquisti on-line. Dall’altra si fa critica la situazione dei negozi di articoli sportivi e dei negozi tradizionali di periferia o di paese».<br />
Quanto all’andamento delle singole società, grazie alla collaborazione con la società di consulenza MicroSectors sono stati analizzati i bilanci delle principali aziende di cui erano disponibili i consuntivi 2010: <strong>Geox</strong>, Scarpe&#038;Scarpe, <strong>Pittarello Diffusion</strong> (marchio contrassegnato dal coniglio), Cinti, Keys-Miber, Kickers-società Italiana Calzature, Timberland Italy (si veda la tabella in pagina per i dettagli). «Nonostante il difficile periodo economico – notano gli analisti di MicroSectors Anna Mussa ed Emilio Roncoroni – nel 2010 tutte le sette società in esame chiudono il bilancio in attivo, seppur con la contrazione dei ricavi per quattro di loro. Questo evidenzia un’attenzione elevata alla minimizzazione dei costi. Tutte le aziende infatti hanno messo in atto differenti azioni di contenimento dei costi ravvisabili, per alcune di esse, anche in una migliore gestione/rotazione del magazzino, ossia Scarpe&#038;Scarpe, Cinti, Keys-Miber e Kickers-società Italiana Calzature». Alcuni parametri sono caratteristici di questo settore: «Per quanto concerne la redditività – continuano – si nota come il fatturato sia circa 1,5-2 volte il costo della materia prima, mentre vi è un’estrema variabilità nel rapporto fra Mol e Risultato Operativo rispetto al fatturato».<br />
Come evidenziato per altri settori, puntare sul <strong>retail </strong>è una strategia da cui i produttori non possono più prescindere. «L’osservazione delle migliori performance dei negozi monomarca – aggiungono – spinge le aziende del campione a maggiori investimenti in tal senso. Il negozio monomarca consente infatti una maggiore affermazione del brand e fidelizzazione del cliente. La crescita viene realizzata sia tramite shop a gestione diretta sia tramite quelli in <strong>franchising</strong>». Nonostante le aziende analizzate abbiano i bilanci in attivo, sul mercato si sono registrare delle vendite: tra questi la Timberland (società centrale e non la filiale italiana) è stata ceduta dalla famiglia Swarz alla Vf Corporation (Wrangler, Eastpak e North Face) per due miliardi di dollari; Pittarello Service, ossia il marchio contrassegnato dall’elefantino, ha invece ceduto la maggioranza alla famiglia Benetton e in particolare a “21 Investimenti”.<br />
<strong><br />
Mall, spazio anche per gli indipendenti </strong><br />
Nell’analisi sul mercato delle calzature effettuata nel maggio 2010, una elaborazione di r&#038;f aveva messo in evidenza come, tra le 19 principali insegne esaminate, il 44% dei punti vendita si trovasse nei centri commerciali. Escludendo la catena Valleverde, la quota sfiorava il 50 per cento. Quest’anno, grazie alla collaborazione della <strong>società di consulenza Reno</strong>, è possibile disegnare un quadro più preciso delle presenze negli shopping center, partendo dall’analisi di 1.172 punti vendita presenti in 428 centri commerciali, 24 outlet e 36 parchi commerciali.<br />
Innanzitutto è possibile sapere quanto pesano le calzature sul totale dei negozi negli <strong>shopping center</strong>: il 5 per cento, con variazioni dal 2% al 10 per cento. In secondo luogo, si nota la tendenza ad aprire negozi in tutte le tipologie di centri commerciali, senza mai escludere quelle di rank BBB e A della classificazione Reno (si veda la tabella X). Questo è possibile anche perché le catene hanno a disposizione dei negozi flessibili. «In alcuni casi – nota la società – le insegne hanno sviluppato più format in modo da poter raggiungere strutture commerciali diverse: dalle shopping street delle città ai centri commerciali fino ad arrivare ai retail park». <strong>Bata</strong>, per esempio, può contare sui concept Bata City, Bata Superstore e Bata Factory Store, oltre ai negozi Athletes World, dedicati ai modelli sportivi.<br />
Una quarta caratteristica del mercato è il fatto che un po’ di spazio agli indipendenti, anche nei centri commerciali, è rimasto. Dei 1.172 punti vendita analizzati, 879 fanno parte di catene nazionali, interregionali o regionali, mentre gli altri sono indipendenti o sviluppano solo in outlet. Nel mondo delle scarpe succede anche che ci siano pezzi da novanta che nei mall credono ben poco: fra questi spiccano Clarks (presente però in quattro centri commerciali prime), Kammi e Merrel. Altri invece hanno deciso di puntare su città e <strong>outlet</strong>, come Camper.<br />
Allo stesso modo, Baldinini ha aperto 15 punti vendita negli outlet italiani (e altri sei all’estero), Corso Roma ha un negozio in un solo centro commerciale e 9 in outlet, Dear Design, multimarca che ha assorbito tra gli altri il marchio Pancaldi 1888 ha 13 shop nel canale e Bruno Magli 8 store distribuiti fra Emilia, Lazio, Piemonte, Sicilia e Toscana. </p>
<p><strong>I campioni dei centri commerciali</strong><br />
Un altro fattore di distinzione di questa merceologia è la suddivisione molto frammentata delle quote di mercato, anche se le quote maggiori spettano alle tre insegne principali. A livello nazionale leader indiscusso è Bata che, con i suoi tre format, ha raggiunto quota 184 negozi di cui 6 in outlet e 6 in parchi commerciali; Geox segue con 140 negozi di cui 7 in outlet e 2 in parco commerciale. Sul terzo gradino del podio, fra i leader di mercato, troviamo Scarpe&#038;Scarpe con 63 punti vendita di cui 7 in parco commerciale.<br />
Si affaccia prepotente al mercato <strong>Primadonna </strong>che, con 42 punti vendita su più di 150 in Italia e 4 punti vendita all’estero, sta dando forte impulso al suo sviluppo sia direttamente sia attraverso il franchising. Dieci aperture sono in programma tra settembre e ottobre 2011, fra cui i due punti vendita presso i centri commerciali Le bolle di Eboli e Conca D’oro di Palermo.<br />
Guardando i follower, con un totale di punti vendita compreso fra 20 e 50, troviamo in ordine Cinti (39), Primigi (39 punti vendita ed unica insegna a livello nazionale di calzatura bambino così diffusa in centro commerciale), Pittarello contrassegnato dall’elefantino (35 di cui 8 retail park), Bagatt (34), Docksteps (32 di cui 7 in outlet), Deichmann (29), Pittarello contrassegnato dal coniglietto (25 di cui 4 in retail park) ed, infine, Vitulli (24) e Tata Italia (23). A seguire, fra le catene con una certa rilevanza nazionale, troviamo Kammi (15) e Kickers (10), sebbene i centri commerciali per queste due insegne non siano prede prioritarie.<br />
Di recente si è affacciata nel retail diretto Lumberjack: ha 25 punti vendita monomarca, di cui alcuni nei centri commerciali, come il recente “Centro Sicilia” di Misterbianco (Catania).<br />
Tra le catene interregionali che sono sviluppate in un numero di regioni che va da 5 a 8, troviamo 7 insegne. Prima fra tutte si segnala Via Maestra, che ha aperto 14 punti vendita in 5 regioni. Keys, Blocco 31 e Valleverde sono fra le più importanti con 10 punti vendita la prima e 9 la seconda e la terza; seguono Betty Flowers (8), C6 (8), Walk Safari (8) e Peluso (7). Missis, che ha posizionato bandierine in 6 regioni ha, invece, la quota di mercato minore con 6 punti vendita.<br />
Passando ad analizzare le catene regionali notiamo che il reggimento è più numeroso rispetto ad altri settori merceologici: ne contiamo, infatti, 11. La più grande è Promenade che ha sviluppato 17 punti vendita in Lombardia. Novità ne ha aperti 13 di cui 10 in Veneto e 3 in Friuli, segue Filanto con 9 stores tutti in Puglia tranne 1 in Lazio, immediatamente prima di Tendenze con 7 punti vendita; al seguito, con 6 punti vendita Baby Bug e Axa, sviluppati principalmente in Campania e Di Varese con base centrale in Emilia. Nadhì e Nathì sviluppano rispettivamente in Veneto e Sicilia. Ultimi Hassan in Lazio e I calzaiuoli in Sicilia.</p>
<p><a href="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Calzature1.jpg"><img src="http://www.reno-it.com/assets/2011/10/Articolo-Calzature1.jpg" alt="Tipologie di insegne nei mall" title="Articolo Calzature1" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-1556" /></a>  </p>
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		<title>Reno &#8211; consulenza retail  a disposizione di franchisor e aspiranti franchisee</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 15:01:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[26° Salone Franchising &#038; Trade Dal 4 al 7 novembre Reno sarà presente al Franchising &#038; Trade, 26° Salone Internazionale del Franchising e del Commercio (Fiera Milano City). Reno presenterà nel proprio stand 4 dei suoi migliori progetti franchising Bluespirit: player importantissimo nel mercato italiano nasce negli anni ’70 dedicandosi ai giovani con gioielli pensati, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>26° Salone Franchising &#038; Trade</strong></p>
<p>Dal 4 al 7 novembre Reno sarà presente al Franchising &#038; Trade, 26° Salone Internazionale del Franchising e del Commercio (Fiera Milano City).</p>
<p>Reno presenterà nel proprio stand 4 dei suoi migliori progetti <strong>franchising</strong></p>
<p><strong>Bluespirit</strong>: <em>player </em>importantissimo nel mercato italiano nasce negli anni ’70 dedicandosi ai giovani con gioielli pensati, prodotti e dedicati espressamente a loro e caratterizzati da uno stile frizzante e sempre al passo con la moda. L’offerta oggi è completata dalla linea in oro, diamanti e perle adatta ad un pubblico <em>multitarget</em>.<br />
L’acquisizione da parte del Gruppo Morellato &#038; Sector nel 2007 ha permesso di affiancare alla storicità dell’insegna, già ben affermata, il valore aggiunto della produzione e della tradizione orafa: Bluespirit è infatti l’unica catena di gioiellerie ad avere alle spalle una produzione propria con un successo garantito dall’abilità di <em>designer </em>di alto livello.</p>
<p><strong>Libre</strong>: Libre è il nuovo format dedicato al <em>make-up</em> ideato e sviluppato dall’omonima casa produttrice di prodotti professionali per la bellezza.<br />
La consolidata esperienza di Libre nel settore cosmetico garantisce a tutto il pubblico femminile la qualità del trucco professionale abbinata ad un <em>price positioning</em> accattivante, dedicando la propria offerta sia alle più giovani sia a coloro che esigono non solo colori e prodotti <em>trendy</em>, ma anche qualità ed eleganza.<br />
Dopo il successo dei primi punti vendita l’insegna persegue l’obiettivo di allargare il proprio <em>network</em> attraverso aperture sia in <em>franchising </em>che dirette.</p>
<p><strong>Nokia</strong>: <em>leader </em>mondiale nel settore della telefonia mobile, Nokia collega quotidianamente 1.2 miliardi di persone che utilizzano i suoi cellulari e le sue tecnologie, venduti in 650.000 punti vendita, in oltre 160 paesi in tutto il mondo. Dopo le aperture di punti vendita monomarca in tutto il globo, anche in Italia Nokia continua la sua espansione, proponendo il suo nuovo <em>format </em>orientato a far vivere al cliente una <em>shopping experience</em> unica, con i prodotti che possono essere provati e “toccati” con mano dai clienti. Punto di forza dei negozi Nokia è, tra gli altri, un personale preparato e sempre a disposizione di tutti coloro che vogliono fare propri i più innovativi mezzi di comunicazione.</p>
<p><strong>Z</strong>: Marchio storico di Gruppo Zannier, Z si sviluppa costantemente sia nello stile delle collezioni che nel concetto dei negozi, sviluppati tanto all’estero quanto in Italia. Le collezioni di abbigliamento bambino Z offrono diversità e creatività: i capi, in armonia con i bambini e il loro ambiente, offrono un ottimo rapporto qualità/prezzo. Nei punti vendita, inoltre, trovano spazio marchi esclusivi per tutte le età: Grain de Blé per i bambini da 0 a 23 mesi, YCC per i ragazzi da 2 a 14 anni e Lisa Rosa per le ragazze da 2 a 14 anni. Sempre alla ricerca di nuove idee, i team di Z propongono con frequenza capi di tendenza, facili da portare e che esaltano il potere seducente del marchio.<br />
Reno, forte della propria esperienza nel mondo del <strong>retail </strong>da diversi anni supporta il <em>franchisor </em>e aspiranti <em>franchisee </em>in ricerca <em>location </em>in centri commerciali e centri storici, selezione affiliati e <em>master</em>, analisi di fattibilità, <em>start-up</em>, ingegnerizzazione di progetti <strong>franchising</strong>, analisi di geomarketing nonché numerosi altri servizi.</p>
<p>Appuntamento quindi al 26° Salone Franchising &#038; Trade, Pad. 2 stand D33-37</p>
<p>Per info:<br />
Reno S.r.l. &#8211; Palazzo Verrocchio &#8211; Centro Dir. Milano 2 &#8211; 20090 Segrate (MI)<br />
tel. 02.2156751 – fax 02.21567525 &#8211; www.reno-it.com &#8211; marketing@reno-it.com</p>
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